“L’acqua che scorre nei canali di Bologna non è mai stata ferma. Per secoli ha mosso ruote, macinato grano, lavorato la seta, conciato le pelli e prodotto carta. Quella stessa forza motrice che nel Medioevo aveva reso Bologna una delle capitali manifatturiere d’Europa non si è mai spenta: si è trasformata. Oggi scorre attraverso turbine idroelettriche che producono energia pulita e rinnovabile, valorizzando salti d’acqua già esistenti senza consumare suolo né costruire nuovi bacini artificiali. Un filo continuo che lega il XII secolo al XXI, lungo lo stesso canale.”
“La forza dell’acqua era la forza della città.”
Una passeggiata emozionante di circa 1,8 Km per seguire un tratto del canale di Reno e concludere alla Chiusa di Casalecchio nella luce dorata del tramonto.
Partiamo dalla “Ex Filanda – Casa della Pace” di Casalecchio. L’edificio che occupa ciò che rimane della “Filanda della Canonica”, oggi accoglie il Centro di documentazione del manifesto pacifista internazionale e promuove iniziative sui temi della pace, della solidarietà sociale e dell’economia etica.
Proprio qui si trovavano il famoso Mulino della Canonica e il Canapificio conosciuto come “La Filanda”, storico filatoio industriale. Il naturale salto d’acqua di circa 5 metri viene sfruttato oggi come allora dalla Centrale Idroelettrica della Canonica per produrre energia pulita.
Un affaccio dal ponte dei Macabraccia e proseguiamo verso il
Ponte della Bastia.
Questa zona è uno dei luoghi più ricchi di storia religiosa e militare di Casalecchio, i nomi stessi delle strade qui intorno conservano la memoria di questo glorioso e importante passato.
Qui vicino sorgeva la Badia di Santa Maria di Reno, sede dal XII secolo dei Canonici Regolari che proprio per la vicinanza al fiume furono denominati “Renani”.
Proprio sui ruderi della Canonica nel 1359 Bernabò Visconti, signore di Milano, fece edificare la BASTIA, poderoso luogo fortificato a presidio della valle del Reno e del canale artificiale verso la città, ma di fatto luogo di controllo del territorio bolognese.
Lasciata via Canonica, dove canale e fiume scorrono ancora paralleli e vicini,
arriviamo ai paraporti Verocchio e San Luca, quelle piccole costruzioni poste sul sentiero pensile che separa fiume e canale.
Con il termine “paraporto” s’intende un’apertura più bassa rispetto al piano di scorrimento del canale – più alto rispetto all’alveo del fiume posto molti metri più in basso – regolata da una paratoia verticale.
Ha l’importante funzione di pulizia del fondo del canale, che avviene grazie al movimento della paratoia. Quest’ultima, una volta aperta, regola l’altezza dell’acqua nel canale e crea una corrente profonda capace di trascinare ghiaia e detriti riportandoli al fiume.
Raggiungiamo quindi attraverso la monumentale pista ciclopedonale il paraporto Scaletta o la cosiddetta Casa dei Ghiacci.
Il Paraporto Scaletta è un’opera cinquecentesca restaurata nel 2008. L’impianto tuttora funzionante, come gli altri paraporti ha una funzione di pulizia del fondo, ma la sua particolarità deriva da un’altra funzione.
Una paratoia apposita crea una corrente superficiale che un tempo consentiva, durante i freddi inverni bolognesi, di riportare al fiume le lastre di ghiaccio formatesi a monte, pericolose per le pale dei mulini in funzione in città: da qui il nome di Casa dei Ghiacci.
Ed eccoci finalmente arrivati alla Chiusa sul fiume Reno, la derivazione d’acqua che da quasi 1000 anni alimenta la ricchezza di Bologna.
Secondo alcune cronache la data della derivazione d’acqua è il 1191, anno in cui alcuni privati cittadini, detti “Ramisani” si consorziano per costruire una chiusa a Casalecchio e scavare un canale.
Prima una barriera di legno, poi una chiusa in pietre e calce cominciata nel 1324 e una nuova ancora forse fatta erigere dal cardinale Egidio Albornoz dopo il 1360, ma questa, come le precedenti, veniva più volte danneggiata dalle piene.

Infine nel 1567 venne tutto ricostruito ricorrendo all’aiuto di Papa Pio V Ghisilieri: fece restaurare chiusa e canale disponendo che da quel momento gli oneri di manutenzione gravassero su tutti coloro che da quelle acque traevano vantaggio.
Dal medioevo fino ai giorni nostri questa imponente opera di regolazione dell’acqua ha contribuito in larga parte alle fortune economiche e alla difesa idraulica della città di Bologna.
Nel 2010 la Chiusa ha ottenuto l’importante riconoscimento UNESCO di “Patrimonio messaggero di una cultura di pace a favore dei giovani”.
[sito https://canalidibologna.it/]