MOSTRA | Frida Kahlo: lo sguardo come identità
Mostra fotografica dedicata all’artista messicana e alla rappresentazione della sua immagine
27/06/2026 | ore 19.00


Imogen Cunnigham Frida Kahlo 1951
“Frida Kahlo. Lo sguardo come identità”, una mostra fotografica dedicata all’artista messicana e alla rappresentazione della sua immagine.
Sono rare ormai le mostre che possano sorprenderci e offrire punti di vista inaspettati. Questa è una di quelle.
Sì, non è una mostra con opere di Frida Kahlo ma è una mostra in cui è lei stessa a mostrarsi attraverso lo sguardo di fotografi tra i più grandi del Novecento.
Oltre 70 fotografie originali realizzate da importanti autori e autrici tra cui Edward Weston, Lucienne Bloch, Lola Álvarez Bravo, Julien Levy, Nickolas Muray, Gisèle Freund, Imogen Cunningham, Leo Matiz, Bernard Silberstein e Graciela Iturbide.

Julien Levy Frida Kahlo, 1938
Non solo grandi nomi del Novecento ma anche nomi legati particolarmente all’artista, come Mouray, Alvarez Bravo, Julien Levy che è stato anche il primo gallerista di Frida e la immortalò in foto molto intime.
E poi l’unica fotografa ancora vivente, la messicana Graciela Iturbide, che ha immortalato la stanza da bagno della Casa Azul, rimasta chiusa per 50 anni, dove lei aveva chiesto di conservare tutti i suoi beni, dalla protesi ai bustini e fino alla camicia da casa macchiata di sangue
Artista, attivista, donna, icona, Frida Kahlo è diventata negli ultimi anni un simbolo, spesso svuotato di contenuto o dentro il quale sono stati riversati, di volta in volta, i significati più diversi, temi che ci riguardano da vicino quali identità, corpo, dolore e rappresentazione di sé.
Sebbene durante la sua breve vita Kahlo non abbia mai raggiunto il pieno successo artistico oggi Frida Kahlo è l’artista donna più quotata al mondo.
Su di lei sono state scritte biografie, realizzati film e la sua immagine – spesso stilizzata – è riprodotta su innumerevoli prodotti di merchandising, fino a trasformarsi in una vera e propria icona, nel senso letterale del termine. In Messico, inoltre, le è dedicata una venerazione che talvolta ricorda quella riservata ai santi.
Ed ecco l’interrogativo che si e ci pone la mostra: è stata la stessa Frida Kahlo, da viva, ad aver in qualche modo contribuito alla mitizzazione di se stessa?

Julien Levy Frida Kahlo, 1938
Frida – una donna davvero avanti coi tempi – è sempre stata molto consapevole e attenta alla propria immagine. L’ampio uso dell’autoritratto nella sua pratica pittorica – iniziato dopo l’incidente che, appena diciottenne, la segnò per tutta la vita – testimonia un costante lavoro sulla rappresentazione del sé.
Anche l’uso esclusivo di abiti della tradizione messicana, in contrasto con la moda dell’epoca, diventa parte integrante della sua identità e, in seguito, del suo mito. Kahlo arrivò persino a modificare il proprio nome e a cambiare l’anno di nascita, facendolo coincidere con quello della rivoluzione messicana.
Kahlo aveva inoltre una grande familiarità con la fotografia. Fu il padre, il fotografo Guillermo Kahlo, il primo a ritrarla, introducendola alle potenzialità del mezzo come forma di espressione.

Leo Matiz Frida a Casa Azul, Coyoacán, Messico. 1943 ca
Crescendo, Kahlo non rifiutò mai l’opportunità di farsi fotografare, che si trattasse di amici, parenti o degli artisti con cui entrava in contatto. È difficile individuare, nella storia dell’arte, qualcuno ritratto così frequentemente quanto Frida Kahlo, soprattutto considerando che in quegli anni la fotografia stava appena iniziando a diffondersi come linguaggio autonomo.
E in questo grande numero di ritratti fotografici c’è la Frida colta dallo sguardo dell’amante, del gallerista, delle amiche più intime, dei fotografi e delle fotografe più noti; ma anche quella osservata dai reportagisti e dai suoi conterranei ispano-americani.

Lucienne Bloch Frida with Cinzano Bottle, New York City, NY 1935
C’è da chiedersi non tanto quale di queste immagini sia la più autentica ma quanto Frida abbia influenzato questi sguardi!
L’esposizione è quindi un’occasione per riflettere sull’immagine di Frida Kahlo e sul modo in cui l’artista stessa contribuì alla costruzione del proprio mito, con largo anticipo su quella che Guy Debord avrebbe definito la società dello spettacolo.
Sabato, 27 giugno 2026
19.00
Via Castiglione 10 (all’ingresso di Palazzo Pepoli – Museo della Storia di Bologna)
INTERO: € 25
RIDOTTO (disabili con certificato): €13
Visita guidata + biglietto mostra + radioguida
Ilaria Francia
1h15
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