
PALAZZINA MARFISA D’ESTE: un viaggio nella raffinata vita rinascimentale di Ferrara, tra arte, storia e atmosfere d’epoca
La Palazzina è una delle dimore storiche più importanti di Ferrara, legata alla figura di Marfisa, donna di straordinario carattere, raffinata cultura e appassionata sostenitrice delle arti.
A seguito di un lungo restauro il Museo presenta oggi un nuovo allestimento, che rispetta le stratificazioni storiche dell’edificio e le trasformazioni novecentesche, offre un percorso espositivo arricchito, attento all’accessibilità e alla comprensione del patrimonio esposto.

Un dialogo armonioso tra dipinti, arredi antichi, monete, ceramiche, oggetti d’epoca, sale affrescate e architetture rinascimentali regala un’esperienza di visita suggestiva e inclusiva.Attraverso otto sale, i visitatori potranno scoprire la storia e i personaggi della Palazzina, a partire dal suo fondatore Francesco d’Este e da sua figlia, Marfisa, passando dalla sua decadenza fino alla rinascita novecentesca.
Costruita tra il 1556 e il 1560 per volontà di Francesco d’Este (1516-1578), la Palazzina Marfisa è una delle ultime residenze dei signori di Ferrara.
Nei documenti dell’epoca è indicata come “fabrica della Zoeca” e viene edificata sotto la direzione del celebre pittore Camillo Filippi. La decisione di Francesco di realizzare la sua nuova residenza lungo l’asse viario della Giovecca segna profondamente quest’area urbana allora in grande trasformazione e dà vita a uno dei più prestigiosi complessi di palazzi e giardini della città tardo-rinascimentale, che comprendeva anche i vicini Palazzi Bonacossi e Schifanoia .
Dopo la morte di Francesco nel 1578, la Palazzina viene ereditata dalla figlia Marfisa: è lei a trasformarla in un vivace centro intellettuale, frequentato da artisti, poeti e musicisti. Con la sua scomparsa, nel 1608, inizia un lungo periodo di decadenza. Nei secoli successivi l’edificio è frammentato, modificato, destinato ad usi artigianali e industriali che ne danneggiano gravemente le strutture e gli interni.
La svolta arriva nel 1861 con l’acquisto da parte del Comune di Ferrara, che avvia il recupero a partire dai primi del Novecento.
PALAZZO SCHIFANOIA
Testimonianza straordinaria dei fasti dell’epoca rinascimentale, Palazzo Schifanoia è il simbolo della Ferrara degli Este: 21 sale, 1400 metri quadri di percorso espositivo, circa 250 opere da contemplare, e i magnifici affreschi del “Salone dei Mesi”
Sorto attorno al 1385-1391 come residenza ricreativa suburbana per “schifar”, ovvero “schivar”, la noia, il palazzo fu poi ampliato per volere di Borso d’Este (1450-1471) che plasmò l’edificio a sua immagine e somiglianza, rendendolo sontuoso e unico, a misura della grandezza europea della Ferrara del tempo.

Dopo essere stato fulcro della vita di corte nel Quattro e Cinquecento, Schifanoia subisce un lento declino che ne altera funzione e forme, fino a quando, nell’Ottocento, la riscoperta delle decorazioni del Salone dei Mesi determina nel 1898 la volontà di fare dell’ex delizia il nuovo museo civico.
La visita inizia nella porzione di edificio fatta costruire alla fine del Trecento da Alberto d’Este, per poi incontrare la figura straordinaria di Leonello, il raffinato principe, che segna la nascita dell’umanesimo a Ferrara nel Quattrocento.
Al piano nobile si conserva il Salone dei Mesi, uno dei cicli d’affreschi più importanti del XV sec. in Italia, opera collettiva di diversi pittori ferraresi della scuola di Cosmé Tura, fra cui Francesco del Cossa ed Ercole de’ Roberti.
Il grande ambiente era suddiviso verticalmente in dodici scomparti, uno per ogni mese. Ciascun mese era a sua volta diviso in tre scomparti orizzontali: in quello superiore è raffigurato il mondo divino, con la rappresentazione dei carri trionfali delle divinità pagane, circondati da scene mitologiche o di vita quotidiana.
Il mondo degli uomini, su cui ricade l’influenza delle leggi divine, è dipinto nel registro inferiore, attraverso figurazioni delle attività del popolo e della corte. Qui ricorre anche la figura del committente, il duca Borso d’Este, glorificato come saggio e giusto amministratore dei suoi stati. Fra uomini e divinità si colloca la terza fascia, nella quale troviamo i segni dello zodiaco occidentale accompagnati dai decani di quello egiziano, prova della grande importanza di cui la “scienza” astrologica godeva presso la corte estense.
L’adiacente Sala delle Virtù presenta un lussuoso soffitto a cassettoni in stucco dorato e dipinto, eseguito da Domenico di Paris nel XV secolo, con preziosi motivi decorativi tra cui i simboli delle imprese del duca; nella fascia alta delle pareti le figure femminili sedute rappresentano le virtù teologali e cardinali. In questa stanza e nella successiva Sala delle Imprese, dal bel soffitto a cassettoni blu e oro, sono conservati altri oggetti del museo, fra cui i preziosi codici miniati provenienti dai monasteri di San Giorgio e della Certosa.
Un viaggio nel tempo che spazia dall’età di Borso e di Ercole I, transita per i fasti cinquecenteschi di Alfonso I, per poi percorrere l’autunno del Rinascimento.