Quando e dove inizia la storia della chiesa di Santa Cristina della Fondazza? Intorno all’anno 1000 è assai probabile, ma non qui, non a Bologna.
Tra i primi personaggi che dovremo citare c’è infatti la famosa Lucia di Settefonti, monaca camaldolese, la cui figura storica è ammantata dalle leggende popolari che la vollero bellissima e turbata per l’amore di Rolando, soldato di ventura.
Solamente a metà del Duecento le monache camaldolesi fecero ingresso in città andando ad insediarsi in Borgo Fondazza.
Da allora e per secoli, la loro casa crebbe fino a trasformarsi in un bellissimo e assai ricco monastero. Forti legami con l’aristocrazia non tardarono a manifestarsi e ciò trasformò questo cantiere in uno dei più importanti della città.
Alla fine del Quattrocento risalgono le celle, il dormitorio e l’antico refettorio che si sviluppano attorno al chiostro quadrangolare.
Oggi hanno sede in questi luoghi il Dipartimento di Arti Visive, la Fondazione Zeri, le aule didattiche di Scienze Politiche, la Biblioteca Nazionale delle Donne, il Centro “Gina Fasoli” per la storia delle Città, la Biblioteca I.B. Supino.
La chiesa invece edificata nel 1606, presenta un’unica navata con quattro cappelle per lato e una vera particolarità costruttiva.
La strozzatura del presbiterio diventa una sorta di cassa di risonanza tale da trasformare Santa Cristina in un architettonico strumento musicale, dove il suono si diffonde con stupefacente nitidezza acustica.
Da qui nasce il mito delle “suore musicanti”: nascoste nell’aula retrostante le suore cantavano e la loro voce si propagava senza eco e senza rifrazioni fino all’ingresso.
La chiesa, perfetta dopo i restauri, vive la straordinaria rarità di aver mantenuto al completo il suo patrimonio artistico.
Vero e proprio miracolo quello che ci permette ancor oggi di ammirare i capolavori di Guido Reni, nella insolita veste di scultore, di Ludovico Carracci, Lucio Massari, Giacomo Francia, di Domenico Maria Canuti solo per citarne alcuni.