«Surge nel chiaro inverno la fosca turrita Bologna,
e il colle sopra bianco di neve ride.
È l’ora soave che il sol morituro saluta
le torri e l’tempio, divo Petronio, tuo»
G. Carducci, Nella Piazza di San Petronio, Odi Barbare.
Nelle biografie di tutti i grandi personaggi della storia e della cultura, si mescolano episodi straordinari a momenti di quotidiana ordinarietà.
Spesso sono proprio questi momenti a toccarci, a commuoverci, a farci innamorare di uomini e donne che a volte i banchi di scuola ci hanno reso insopportabili. Lo stesso vale per Carducci.
Questa visita guidata è dedicata alla scoperta, o ri-scoperta, di uno dei più grandi poeti del nostro paese e del suo rapporto con la città che l’accolse, Bologna!

Partiamo da Strada Maggiore 37 dove il poeta visse dal 1876 al 1890. Il famoso Premio Nobel scelse questo palazzo – all’epoca di proprietà del chirurgo Francesco Rizzoli – come sua seconda dimora componendo alcune delle sue opere più importanti, come le Rime Nuove e le Odi Barbare.
“Addio, grassa Bologna! e voi di nera
Canape nel gran piano ondeggiamenti,
E voi pallidi in lunghe file a’ venti
Pioppi animati da l’estiva sera!”
G. Carducci, Momento Epico, Rime Nuove
Tappa immancabile, la famosa casa di via Braccaindosso 20, oggi nota come “La casa del Melograno”.
In questa modesta dimora Carducci visse con la famiglia dal 1861 al 1876 trascorrendo una breve stagione felice, condotta con molta semplicità, tra gli studi e gli affetti.
Come si legge nella lapide all’esterno, da queste mura Carducci “lanciò all’Italia i Giambi ed epodi“, raccolta satirica e politica contro la corruzione della classe politica italiana, l’ipocrisia clericale e il degrado degli ideali risorgimentali.
Vi scrisse inoltre tutte le poesie della raccolta Levia Gravia e alcune Rime nuove.
Decise – suo malgrado – di lasciare questa casa spinto dal ricordo di lutti recenti: la morte della mamma a cui era legatissimo e la tragica scomparsa del figlioletto Dante, morto a soli tre anni. Carducci scrisse proprio qui, nel 1871, sconvolto dal dolore, la poesia Pianto Antico. Ancora oggi nel giardino interno di questa casa fiorisce il celebre albero di melograno cantato nella poesia
L’albero a cui tendevi
la pargoletta mano
il verde melograno
Da’ bei vermigli fiori
Nel muto orto solingo
Rinverdì tutto or ora
E giugno lo ristora
Di luce e di calor
[…]
G. Carducci, Pianto antico
E dopo averne ripercorso le tracce, arriveremo all’ultima dimora in cui abitò e saremo con lui, in una Bologna di fine Ottocento, a condividere le sue passioni, le amicizie e i viaggi, le poesie che non smise mai di scrivere, e la città che decise di non lasciare mai più.
«Oggi ho ammirato la mia nuova casa» scriveva Giosuè Carducci il 26 aprile 1890 all’amico fraterno Giuseppe Chiarini.
La nuova abitazione, presso le Mura di porta Mazzini al n. 4, era stata scelta dal poeta-professore sia per la posizione solitaria, quasi in campagna allora, sia per il suo assetto comodo e spazioso ben adatto ad accogliere una raccolta libraria che intorno al 1880 contava più di trentamila unità.
Carducci morirà nel 1907.
A innalzare la dimora in cui trascorse gli ultimi diciassette anni della sua vita a monumento nazionale sarà Margherita di Savoia.
Oggi il villino ospita il Museo di Casa Carducci e il Museo Civico del Risorgimento.
Sul fianco, nel giardino memoriale, potremo ammirare un capolavoro eccezionale, un vero omaggio in pietra al poeta.
Commissionato nel 1907 all’indomani della morte di Carducci, il grande monumento è opera di uno dei più illustri artisti del liberty in Italia, Leonardo Bistolfi.
Il poeta di pietra, seduto e pensieroso, troneggia al centro della composizione circondato da due gruppi allegorici “La Natura e il Poeta” e “La Libertà sul sauro destrier della Canzone”.
Forme umane e animali morbide: le forme della natura sono avvolte dal vento immobile dello stile fiorito di inizio secolo.
Un’opera d’arte che rappresenta una vera e propria trasposizione scultorea della sua poetica.
Al termine della visita la serata continuerà con il concerto del Teatro del Baraccano.
DANZE RITROVATE
Un viaggio musicale che porta alla luce forme, stili e suggestioni del passato, filtrati dallo sguardo raffinato del 900 italiano.
Al centro del programma c’è Ottorino Respighi, compositore profondamente legato alla riscoperta della musica antica, che nelle sue Suite di danze rielabora materiali storici trasformandoli in un linguaggio orchestrale vivo, colorato e ricco di fantasia.
La Prima e la Seconda Suite alternano danze di corte, movimenti popolari e atmosfere arcaiche in un continuo gioco di contrasti tra eleganza e spontaneità.
La Terza Suite amplia l’orizzonte, accostando pagine di Gallo, Pergolesi e Monza a una celebre Siciliana di Respighi.
Un concerto che è insieme riscoperta, omaggio alla tradizione e festa del ritmo: danze ritrovate, sì, ma soprattutto danze ancora vive.
Alla fine del concerto verrà offerta una piccola degustazione proposta da Fabbri 1905 e Regina di Quadri Bologna.

MIRARTE è social! Seguici sui nostri canali facebook e instagram per rimanere sempre aggiornato sugli eventi!